Le nuove tecnologie che si sono diffuse con grande velocità soprattutto negli ultimi anni, hanno certamente creato anche nella Chiesa una nuova comunicazione. Interessanti sono in questo senso le parole di Papa Benedetto XVI proferite proprio durante la LXV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali il 5 giugno del 2011: “oggi la profonda trasformazione in atto nel campo delle comunicazioni guida il flusso di grandi mutamenti culturali e sociali. Le nuove tecnologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa, per cui si può affermare che si è di fronte a una vasta trasformazione culturale. Con tale modo di diffondere informazioni e conoscenze, sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione”.
Il magistero ecclesiastico ha mostrato dunque una positiva apertura al mondo dell’informatica e dell’uso di internet ma è fondamentale che questi nuovi strumenti vengano impiegati correttamente. Molteplici infatti possono essere i rischi nei quali si può incorrere utilizzando questi moderni mezzi che stanno senza dubbio modificando la società.
Nella civiltà mediatica attuale infatti, i mezzi di comunicazione diffondono messaggi che molto spesso mostrano una rappresentazione della realtà del tutto difforme da quella che è la vita reale. In questo modo la persona umana rimane profondamente influenzata fino ad arrivare, talvolta, a trovarsi implicata in una realtà “altra” che così è solo perché in tali modi vieni rappresentata. Un mondo “altro” fatto di visioni positive, gratificanti, di bellezza, di affermazione professionale e di relazioni umane appaganti ma che di reale e concreto spesso ha ben poco e che serve fondamentalmente a nascondere quelle insoddisfazioni ed ansie appartenenti invece alla vita reale e che, confrontate con quelle rappresentate, gravano ancor di più lo stato di disagio nel quale versa la persona. Ecco dunque che ci si ritrova ad essere alla ricerca continua di un qualcosa che è tanto facilmente riconoscibile quanto difficilmente raggiungibile proprio perché…irreale.
Questo nuovo modo di comunicare ha investito anche la vita consacrata che non può esimersi dall’interrogarsi su come affrontare le nuove sfide che la cultura tecnologica impone lavorando da una parte per capire quali possono essere i rischi nei quali si può incorrere utilizzando questi nuovi mezzi e dall’altra comprendere come approfittarne per un vissuto più autentico della propria consacrazione. Impegnarsi dunque affinché questi nuovi mezzi possano rappresentare una risorsa e non una distrazione per la vita spirituale e comunitaria. Di qui pertanto la necessità per i religiosi di esercitare ancora di più le virtù cristiane della prudenza, giustizia, fortezza e temperanza grazie alle quali si potrà evitare di cadere nella logica dei media.
Purtroppo però ad un rapido sviluppo della tecnologia non corrisponde un adeguato aggiornamento della normativa canonica; sarà pertanto necessario che ciascun istituto, in questo lavoro di ricerca, prenda le mosse dalla normativa canonica attualmente in vigore per elaborare una disciplina più specifica in materia intervenendo sui propri Statuti.
Anzitutto il Can. 666 CIC dispone che i religiosi, nell’uso dei mezzi di comunicazione sociale, devono osservare la necessaria discrezione evitando tutto quanto possa nuocere alla propria vocazione e mettere in pericolo la propria castità. Chiaramente la libera navigazione su internet e l’accesso ai nuovi social media possono essere certamente un pericolo per chiunque ed in particolar modo per coloro i quali non siano in grado di esercitare una doverosa discrezione. Sarà importante in questo senso che sin dalla “formazione” iniziale venga insegnato un uso equilibrato dei nuovi mezzi di comunicazione che segua sempre lo spirito dell’istituto. Valido aiuto sarà certamente dato da un aperto dialogo con il Superiore e con gli altri confratelli anche su queste tematiche. Opportuno inoltre creare delle regole anche su questa materia intervenendo sul diritto proprio nel quale potrebbero essere regolamentate, per esempio, le modalità ed i tempi di accesso ai nuovi mezzi di comunicazione ed il divieto di utilizzare “falsi profili”. Potrebbe inoltre essere previsto l’obbligo di installare anche sui PC personali blocchi preventivi sul sistema per evitare di visionare determinati contenuti, nonchè sanzioni per eventuali casi di abuso.
La vigilanza anche in questa materia spetta al Superiore religioso il quale inoltre dovrà espletarla con particolare riferimento all’integrità della verità di fede e dei costumi delle informazioni che un religioso può immettere in rete (cfr. Can. 823 § 1).
Dal contenuto della norma de qua è evidente che debba essere fatta una distinzione tra la vigilanza riservata ai Superiori circa l’uso degli strumenti di comunicazione sociale ed il giudizio previo per la pubblicazione di scritti. Tale giudizio previo infatti sarebbe escluso per le comunicazioni, soprattutto quando avvengono in tempi tanto immediati come accade con internet. Si consiglia pertanto che intervenga anche in questo caso il diritto proprio regolamentando in maniera specifica questa materia prevedendo anche un controllo previo alla pubblicazione in rete delle comunicazioni.
L’epoca digitale che viviamo presenta dunque numerosi rischi legati all’uso scorretto e poco consapevole di internet e di social network, però è bene non dimenticare che il web e le nuove tecnologie rappresentano uno strumento importante di conoscenza, dialogo, libertà e arricchimento umano e spirituale. Ed è proprio per questo che è richiesto un impegno maggiore anche nella vita consacrata affinchè questi nuovi mezzi possano rappresentare un’importante risorsa e non una distrazione per la vita spirituale e comunitaria.
Avv. Maria Cristina Giustacchini
Dottore in Diritto Canonico