LA CHIESA CATTOLICA E LA GESTIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE CON CRITERI ETICI DI RESPONSABILITA’ SOCIALE, AMBIENTALE E DI GOVERNANCE

Anna Rue
Anna Rue

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La Commissione Episcopale per il servizio della carità e della salute e la Commissione Episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace hanno curato il documento La Chiesa Cattolica e la gestione delle risorse finanziarie con criteri etici di responsabilità sociale, ambientale e di gestione” la cui pubblicazione è stata autorizzata dalla Presidenza delle Conferenza Episcopale Italiana. Il documento nasce per orientare e guidare gli Enti religiosi ed i loro amministratori nella gestione dei propri patrimoni secondo finalità eticamente sostenibili e orientate ai principi del Vangelo. Così dunque la Chiesa ha voluto compiere un ulteriore passo su quel coraggioso cammino verso la trasparenza e l’informazione delle attività economiche. Il documento è destinato ai responsabili economici di diocesi, parrocchie, fondazioni di religione e di carità, congregazioni, associazioni e altri enti religiosi nei confronti dei quali si offre come strumento sia di orientamento che di formazione. Comprende infatti un insieme di regole di indirizzo verso gli strumenti e le scelte d’investimento più diffuse nei mercati. Proprio per questo può essere di aiuto anche per i privati che trovano nei principi della Chiesa Cattolica le indicazioni di come operare in finanza coerentemente con i valori evangelici. Il richiamo al documento della Santa Sede “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones” (considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico- finanziario) è qui d’obbligo. Si parte dal presupposto che per investire in modo responsabile sia socialmente che eticamente è necessario in primis fare un’analisi dei criteri di scelta e dei rischi …

La Commissione Episcopale per il servizio della carità e della salute e la Commissione Episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace hanno curato il documento La Chiesa Cattolica e la gestione delle risorse finanziarie con criteri etici di responsabilità sociale, ambientale e di gestione” la cui pubblicazione è stata autorizzata dalla Presidenza delle Conferenza Episcopale Italiana. Il documento nasce per orientare e guidare gli Enti religiosi ed i loro amministratori nella gestione dei propri patrimoni secondo finalità eticamente sostenibili e orientate ai principi del Vangelo. Così dunque la Chiesa ha voluto compiere un ulteriore passo su quel coraggioso cammino verso la trasparenza e l’informazione delle attività economiche.

Il documento è destinato ai responsabili economici di diocesi, parrocchie, fondazioni di religione e di carità, congregazioni, associazioni e altri enti religiosi nei confronti dei quali si offre come strumento sia di orientamento che di formazione. Comprende infatti un insieme di regole di indirizzo verso gli strumenti e le scelte d’investimento più diffuse nei mercati. Proprio per questo può essere di aiuto anche per i privati che trovano nei principi della Chiesa Cattolica le indicazioni di come operare in finanza coerentemente con i valori evangelici.

Il richiamo al documento della Santa Sede “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones” (considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico- finanziario) è qui d’obbligo.

Si parte dal presupposto che per investire in modo responsabile sia socialmente che eticamente è necessario in primis fare un’analisi dei criteri di scelta e dei rischi del mercato. Per la credibilità stessa della Chiesa infatti, è necessario che ogni investimento che si intende fare non sia finalizzato solo ad una qualche forma di rendimento, ma anche, necessariamente, a scopi etici e socialmente responsabili. La Chiesa dovrà pertanto interrogarsi non solo su come utilizzare il profitto che potrà derivare da quel determinato investimento, ma anche sulle modalità attraverso le quali gli investitori creano guadagno.

La scelta degli strumenti finanziari nei quali investire “non può quindi prescindere da una valutazione a tutto tondo degli stessi, dall’analisi fondamentale dei rischi e da informazioni di natura non strettamente economica. Soprattutto gli investitori istituzionali, che hanno l’onere di preservare e gestire al meglio un patrimonio a loro soltanto affidato, obbligatoriamente si devono dotare di controlli adeguati dei portafogli sotto tutti i punti di vista”.

Amministrare il patrimonio che la Chiesa ha ricevuto nel corso dei secoli attraverso opere di carità, nel pieno rispetto dell’intenzione dei donatori che hanno conferito i loro beni per le necessità della comunità cristiana più bisognosa di sostegno, significa da una parte assicurare la continuità del patrimonio nel tempo e, contestualmente, utilizzare parte dello stesso per rispondere a quelle che sono le esigenze di oggi. E solo colui il quale rispetterà entrambe queste due esigenze potrà essere considerato un buon amministratore poiché non solo avrà creato valore economico, ma questo suo modus agendi esprime anche una componente valoriale etica.

È dunque necessario che ogni attività economico-finanziaria persegua certamente uno sviluppo sostenibile secondo il principio di sussidiarietà ma che sia anche finalizzata, oltre che al profitto, al bene comune.

Ogni attività di carattere economico deve infatti anche rispondere ai principi di sostenibilità dell’analisi ESG (Environmental, Social, Governance): sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ecologico, equo e sostenibile). Tuttavia per la Chiesa è di primaria importanza prevedere una quarta compatibilità: quella etica, coerente con i propri principi.

Nel documento viene spiegato ciascuno di questi principi: “per “ecologico” si intende la responsabilità di custodire il creato, non solo attraverso la tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, ma anche con la custodia del contesto socio-culturale e religioso. Per “equo” si intende la responsabilità nella convivenza dei popoli in giustizia e pace, nell’offrire sviluppo e prospettive alle generazioni attuali come a quelle future. Per “sostenibile” si intende l’inviolabilità della dignità dell’uomo e il rispetto dei diritti civili, sociali, culturali e non ultimi religiosi di ogni individuo, compatibili a soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future. Per “etico” si intende la volontà di perseguire tutte e tre le sostenibilità ESG, cercando di raggiungerne il fine ultimo come sviluppo integrale dell’uomo nella prospettiva del bene comune. Per il credente è essenziale che le scelte di investimento corrispondano a tutte e quattro le tipologie; è la prospettiva dell’ecologia integrale proposta da Papa Francesco nell’enciclica Laudato sii.”

Nelle linee guida si trovano inoltre i principi da tenere sempre in considerazione che sono esposti con molteplici esempi: tra gli inclusivi il documento annovera quelli socialmente compatibili, ecologici ed equi; tra gli esclusivi quelli riguardanti la protezione della vita, il sostegno alla dignità umana e alla giustizia umana, la cura dell’ambiente e la protezione degli animali.

Con riferimento a quelli inclusivi socialmente compatibili, l’indicazione è quella di favorire (a titolo semplificativo e non esaustivo) imprese che si assumono la responsabilità per le condizioni di lavoro vigenti nei propri ambienti e nelle aziende terze facenti parte dello stesso sistema cliente/fornitore, contro prassi discriminatorie; sostenere eque politiche salariali e assistenziali, in concomitanza di precise linee guida sulla sicurezza dei lavoratori; esercitare un sostegno attivo alle risoluzioni degli azionisti finalizzate a proteggere e promuovere i diritti umani; scegliere le imprese che attuano la formazione continua dei loro dipendenti nonchè selezionare imprese che favoriscano la maternità attuando scelte di sostegno diretto alle lavoratrici e alle famiglie, e indiretto attraverso interventi infrastrutturali (alloggi, asili nido …).

Per quanto riguarda invece i criteri ecologici, il documento invita a selezionare imprese che si adoperano per la riduzione del consumo di materie prime, acqua, energia e delle emissioni di sostanze inquinanti; è opportuno inoltre scegliere imprese che sviluppano e promuovono l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, che sostengono e intraprendono iniziative ragionevoli ed efficaci per il risparmio energetico e lo sviluppo di risorse alternative rinnovabili e pulite. Bisogna impegnarsi per applicare politiche che offrano incentivi alle imprese per ridurre emissioni nocive e assistenza ai lavoratori colpiti da prassi sbagliate del passato; sostenere le risoluzioni degli azionisti che incoraggiano le multinazionali ad agire per preservare il patrimonio ecologico del pianeta, affrontando la povertà dilagante nelle nazioni più povere, reindirizzando lo sviluppo in termini di qualità piuttosto che quantità nel mondo industriale e la creazione di tecnologie sensibili per l’ambiente.

È fondamentale premiare imprese che hanno formulato proprie direttive ambientali o che hanno implementato un sistema specifico di gestione ambientale e ancora, seguendo le indicazioni della “Laudato si” circa i cambiamenti climatici, bisogna sostenere le aziende che, operando nel segmento dei combustibili fossili, hanno un piano industriale di riorganizzazione e trasformazione verso le fonti di energia rinnovabili o che stanno investendo in ricerca e sviluppo per ridurre l’emissione di CO2. Contrariamente è doveroso escludere quelle imprese con forti controversie sull’ambiente che non hanno in programma nessun progetto di conversione o riduzione delle emissioni nocive.

Da ultimo, con riferimento ai criteri di equità, le linee guida invitano a selezionare imprese che permettano una migliore conciliazione tra lavoro e famiglia sostenendo anche la partecipazione attiva delle donne, includendole nelle posizioni di leadership. È importante appoggiare, tra le altre, quelle imprese che promuovono le misure per lo sviluppo di infrastrutture, per la costruzione di scuole o la costruzione di reti idriche ed elettriche.

Il documento infine elenca alcuni settori di attività nei quali non bisogna in alcun modo investire. In particolare si dispone l’esclusione assoluta degli investimenti in società le cui attività includono una partecipazione diretta a sostegno dell’aborto o di società che producono o commercializzano contraccettivi con effetti abortivi. Le linee guida inoltre escludono investimenti in società impegnate nella ricerca scientifica su feti umani o embrioni che determinano le fine della vita umana prenatale o che facciano uso di tessuto derivato da aborti e che violino la dignità di una vita in via di sviluppo.

È necessario inoltre focalizzarsi su investimenti che siano a sostegno della dignità umana escludendo dunque quelli in società che applicano atteggiamenti discriminatori o che siano coinvolte nella distribuzione di materiale pornografico anche se indirettamente.

Non bisogna inoltre tralasciare che tra le cause principali del sottosviluppo e della povertà vi è la corruzione, che la Chiesa condanna poiché lede il bene collettivo a favore di singoli individui. Evidente dunque che devono necessariamente essere evitati quegli investimenti su società legate alla corruzione; così come non dovranno essere effettuati investimenti nei Paesi che applicano la pena di morte o che siano totalitari e/o dittatoriali. Anche in questi casi infatti la concentrazione del potere su singoli individui sopprime lo sviluppo di un impegno civile.

Questi dunque, in breve, i punti fondamentali di un documento che rappresenta certamente una guida per gli investitori ma che offre un’ importante opportunità di testimonianza evangelica.

Avv. Maria Cristina Giustacchini

Dottore in diritto canonico

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