Negli ultimi anni tanto si è parlato del patrimonio degli Istituti Religiosi e delle nuove problematiche che questi enti si trovano ad affrontare nella gestione dei propri beni. Quegli stessi beni infatti grazie ai quali l’ente ha potuto nascere ed essere riconosciuto perché identificati quali “cose ordinate ad un fine corrispondente alla missione della Chiesa, che trascende dai fini dei singoli” (cfr. can. 114 CIC) e che permettono allo stesso ente di conseguire il fine prestabilito, rischiano, se non correttamente amministrati, di diventare un problema per la sopravvivenza dell’ente stesso.
Le problematiche dunque inerenti la gestione di questi patrimoni, le cui cause sono molteplici e di diversa natura – a partire dal calo delle vocazioni e dalle difficoltà che i consacrati trovano nel rinnovare le opere ed adeguarle alle necessità attuali -, devono essere intese come un segnale di avvertimento che non può essere trascurato.
È certamente necessario che la gestione del patrimonio immobiliare ecclesiastico sia illuminata dalla consapevolezza di cosa Dio, in questo particolare momento storico, chiede all’istituto religioso. È opportuno dunque leggere i segni dei tempi e aver chiaro come coniugare il proprio carisma con la contemporaneità, rimanendo tuttavia sempre aperti alle novità dello Spirito. Come sottolineato dal Santo Padre “occorre vigilare affinché i beni degli Istituti siano amministrati con oculatezza e trasparenza, siano tutelati e preservati, coniugando la prioritaria dimensione carismatico-spirituale alla dimensione economica e all’efficienza, che ha un suo proprio humusnella tradizione amministrativa degli Istituti che non tollera sprechi ed è attenta al buon utilizzo delle risorse”[1].
Non a caso in questi ultimi anni numerosi sono stati gli interventi anche da parte della Chiesa, attraverso una valida informazione su come intervenire per risolvere, quanto più possibile, non solo le impellenti questioni economiche finanziarie, ma anche e soprattutto quelle organizzative, che permettano agli Istituti di Vita Consacrata di portare avanti la missione di ciascuno, illuminata del proprio Carisma e senza mai discostarsi dai precetti evangelici, con la capacità di adeguarsi ai nuovi cambiamenti.
È innanzitutto necessario porre fine ad una politica “dell’urgenza” dove si decide di intervenire solo di fronte all’impellente necessità, tra l’altro senza spesso riuscire ad evitare il danno, e cominciare a pensare ad un “piano d’azione” programmato a medio/lungo termine attraverso il quale “conoscere” quella che è la situazione attuale e reale del proprio patrimonio, “individuare” i propri punti deboli, “comprendere”, attraverso un attento studio (avvalendosi anche di professionisti qualificati), quali sono le possibilità per affrontare tali criticità ed intervenire per risolverle, raggiungendo così una nuova “stabilità” che permetterà ai singoli Istituti di affrontare le nuove sfide.
È evidente che si tratta di un lavoro impegnativo ma assolutamente necessario affinchè gli Istituti Religiosi possano proseguire nella propria missione contando principalmente sulle proprie effettive risorse.
I beni temporali sono infatti i mezzi attraverso i quali la Chiesa raggiunge i propri fini e proprio per questo è necessario che queste res in temporalibusvengano adeguatamente amministrate. Proprio in tal senso è intervenuta la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica con la pubblicazione di nuovi Orientamenti che individuano le “linee guida” per un’”Economia al servizio del Carisma e della Missione”. Il Dicastero infatti invita ad apportare delle modifiche al diritto proprio che prevedano anche l’elaborazione e dunque l’adozione, di un piano carismatico(n. 58 degli orientamenti CIVCSVA) volto a stabilire gli indirizzi fondamentali in materia economico-amministrativa. Riprendendo infatti le parole del documento citato, “il piano carismatico concepito all’interno di un itinerario di comunione ecclesiale che discerne la volontà di Dio, sia frutto di una visione condivisa, espressione di un cammino sinodale a partire dalla fase pre-capitolare fino al compimento con la verifica della ricezione dei contenuti capitolari. Le decisioni operative circa i beni e le opere saranno dunque assunte all’interno di un quadro di riferimento condiviso e, ragionevolmente, al di fuori da una logica emergenziale”. In quest’ottica di “riorganizzazione” viene anche indicata l’utilità di adottare una consulta per gli affari economici (cfr. n. 61 degli orientamentiCIVCSVA), che dovrà appunto essere consultata per autorizzare tutti quegli atti di amministrazione il cui compimento avrà un impatto importante sul patrimonio dell’Istituto. In particolare poi, per gli Istituti che gestiscono opere socialmente rilevanti, si prescrive di adottare un regolamento amministrativoche offra le indicazioni operative nel quadro del piano carismatico e del direttorio economico (cfr. n. 62 degli orientamenti CIVCSVA).
L’obiettivo è dunque quello di attuare una “strategia operativa” attraverso la quale prevenire quanto più possibile eventuali situazioni dannose.
Così agendo non si correrà dunque il rischio di puntare a tutti i costi sul mantenimento dell’esistente perpetrando una tradizione ormai insostenibile per aver operato sui singoli casi, all’infuori di una logica di sostenibilità globale che invece mira alla salvaguardia della stessa esistenza dell’ente.
Sarà dunque necessario individuare un complesso di strategie e attività finalizzate al perseguimento dei fini istituzionali della Chiesa e dei carismi particolari dell’ente proprietario attraverso la gestione del patrimonio immobiliare (trasformazione d’uso, dismissione, riqualificazione del patrimonio immobiliare etc.).
In questo quadro è inoltre necessario che “gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica” siano “soggetti protagonisti e attivi nel vivere e testimoniare che il principio di gratuità e la logica del dono trovano il loro posto nell’attività economica. Il carisma fondazionale di ciascun Istituto è inscritto a pieno titolo in questa logica: nell’essere-dono, come consacrati, gli Istituti sono tenuti a dare un vero contributo allo sviluppo economico, sociale e politico. La fedeltà al carisma fondazionale e al conseguente patrimonio spirituale, insieme alle finalità proprie di ciascun Istituto, rimangono dunque il primo criterio di valutazione dell’amministrazione, gestione e di tutti gli interventi compiuti negli Istituti, a qualsiasi livello”[2]: “La natura del carisma dirige le energie, sostiene la fedeltà ed orienta il lavoro apostolico di tutti verso l’unica missione”.[3]
Ed è proprio seguendo queste parole del Santo Padre che gli Istituti devono avere il coraggio di utilizzare il proprio patrimonio intervenendo in quelle che oggi, al passo con i tempi, sono le nuove esigenze della società. Nella lettera apostolica del 21 novembre 2014 rivolta a tutti i consacrati infatti il Papa scriveva: “Aspetto da voi gesti concreti di accoglienza dei rifugiati, di vicinanza ai poveri, di creatività nella catechesi, nell’annuncio del Vangelo, nell’iniziazione alla vita di preghiera. Di conseguenza auspico lo snellimento delle strutture, il riutilizzo delle grandi case in favore di opere più rispondenti alle attuali esigenze dell’evangelizzazione e della carità, l’adeguamento delle opere ai nuovi bisogni”. Così agendo gli Istituti non solo contribuiranno efficacemente allo sviluppo economico, sociale e politico, ma, decidendo per una nuova riutilizzazione di immobili dismessi ed inutilizzati, permetterebbero una riqualificazione del proprio patrimonio.
Tuttavia è pur vero che molto spesso è difficile per l’ente stesso intraprendere nuove iniziative o comunque rivedere quelle già in essere poiché i modelli proposti a livello statale sempre più spesso poco si armonizzano con quelli previsti dall’ordinamento canonico. Diventa così difficile per l’Istituto religioso riuscire ad attuare quanto proposto nell’ambito civile senza compromettere la propria identità canonica ed il proprio carisma. Rivestire infatti una realtà ecclesiale con un “abito” che non le appartiene, non è indifferente; se tale modello non è adeguato, potrà compromettere l’identità stessa dell’ente ed il senso della sua presenza al mondo. In questo modo infatti l’ente giuridico potrebbe anche “salvarsi” ma perderebbe la sua stessa identità e pertanto, sarebbe già morto come realtà ecclesiale. Non bisogna infatti dimenticare che l’abito appropriato pensato dal legislatore canonico per i beni della Chiesa è quello dato dall’ordinamento giuridico canonico. È lo stesso legislatore dunque che stabilisce la necessità per i beni ecclesiastici di essere retti dalla legge della Chiesa, al servizio delle opere e delle finalità ecclesiastiche. Queste dunque possono conservare la loro identità a la propria finalità solo e se rimangono nell’ambito della Chiesa e sotto la sua responsabilità. È ciò che viene garantito dalla personalità canonica e dalle leggi alle quali esse sono sottoposte. Anzi è proprio all’interno della legislazione canonica e nel presentarsi come Chiesa e come presenza ecclesiale che gli stessi religiosi e religiose sono continuamente richiamati al senso della loro presenza e della loro attività. Ma non si può neppure dimenticare che i beni temporali appartengono alla realtà della Chiesa in quanto essa opera nel mondo e nel tempo.
Si tratta dunque di compiere un’azione di discernimento importante che possa essere attuata da persone preparate ad affrontare le nuove sfide, con una mentalità ben educata da un punto di vista religioso ma anche professionalmente formate nella legge della Chiesa come nella legge civile, sensibili ai principi morali di onestà e rispettose del significato dei beni temporali nella Chiesa e delle sue opere apostoliche, sanitarie, educative e caritative e che possono dunque essere una buona garanzia per la riuscita dei nuovi tentativi.
[1]Messaggio di Papa Francesco ai partecipanti del Simposio internazionale sul tema “La gestione dei beni ecclesiastici degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica a servizio dell’humanum e della missione della Chiesa (8-9- marzo 2014, Pontificia Università Antonianum).
[2]Messaggio di Papa Francesco ai partecipanti del Simposio internazionale sul tema “La gestione dei beni ecclesiastici degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica a servizio dell’humanum e della missione della Chiesa (8-9- marzo 2014, Pontificia Università Antonianum).
[3]Esort. Ap. postsin. Vita consecrata, 45.